FeedBack, recensioni, articoli e commenti: paperBacks è la zine ufficiale dei bugs, tributo ai pearl jam.

martedì, maggio 18, 2004

La primavisione (24 aprile)

Cercare di raccontare un concerto seduto alla tastiera di un computer non è sicuramente il mestiere più facile del mondo, devo ammetterlo. Sarebbe più facile se il gruppo da recensire suonasse Certe notti o I will survive, non c’è dubbio.
Pochi si cimentano coi PJ e con il loro repertorio così vario ed intenso, ve lo garantisco.
Pochi aprono alla grande con Long road come i Bugs, luci basse, la batteria che segna il percorso della band sulle tracce dell’indimenticabile incontro tra i Pearl Jam e il Canadese, le candele del Primavisione che danno un aspetto magico ad un locale che merita una visita, se non altro per i generosi bicchieri di mojito che vengono serviti.
Tre tocchi di piatto sul finire di Long road ed è subito Animal, un classico del repertorio PJ, one, two, three, four,five against one, manifesto sottovalutato di una generazione, i Bugs lo attaccano come se lo avessero scritto loro, nella saletta del lunedì, e non i PJ ormai Più di dieci anni fa. Grande resa sonora, Marco, Ema, Alex, Mike e Matteo sono a mille, saltano da tutte le parti, volume a 10, ritmica e assoli da manuale, sullo sfondo, da un maxischermo, parte Live at the Garden e sembra di stare a 8 ore di volo da qui, fuori dal locale il solito acquazzone e dentro il calore della musica che ami.
Many fast cars, da Yield, un altro solido pezzo rock eseguito con i cori al punto giusto, dai, la conoscete tutti, There’s no living here/Ask, I’m an ear/ Fuck it, we’ll disappear, Alex dà quel sostegno corale che il pezzo richiede, la band corre veloce ed Ema si diverte, cazzo, lo vedi lontano un chilometro che il suo mondo è questo e il resto è una parentesi obbligata e io potrei già andarmene a casa, soddisfatto, mentre l’atmosfera si scalda e Marco traduce le canzoni, una bottiglia di vino appare sul palco e a turno i cinque se la scambiano, rendendo ancora più fedele rispetto all’originale lo spettacolo. I am mine, con un assolo perfetto e strappalacrime al punto giusto e Wishlist sono le vere perle della serata. Sono le mie preferite di sempre, ho deciso, o forse solo di questo periodo, però quando Marco canta The in between is mine mi viene da pensare che è vero, che quello che succede nel mentre è solo mio, e niente può togliertelo dalle mente, e sentirlo cantare è davvero qualcosa di unico. Un grande pezzo di Riot act (ma quante volte l’avete ascoltato? n.d.a.) come Green disease, Low light e EWBTCIAST chiudono idealmente la prima parte della serata, è la prima volta su di un palco importante e accessoriato al punto giusto, i 200 presenti rispondono con applausi sempre più convinti quando parte a sorpresa Hunger strike, cantata alla grande da Alex, il Chris Cornell de noantri, si piomba indietro di qualche anno, quando all’Araldo davano Singles e non avevo il coraggio di scendere dalla macchina, al primo spettacolo, perché avevo paura di essere l’unico spettatore pagante della serata. Per la cronaca, quella sera il biglietto lo pagammo in due e finimmo al Ramlin, dopo esserci inevitabilmente conosciuti per toglierci dall’imbarazzo della fatidica domanda “Ma che cazzo ci fai qui?”, a discutere, ehm, delle tette di Bridget Fonda e se fosse possibile scovare da qualche il testo di State of love and trust.
Sometimes, a questo punto della serata, spegne un pochino l’entusiasmo creato dalla perfetta Do the evolution, aaaaaallelujah, the land is mine the land is free, in parecchi erano sotto il palco a ballare e il lentone a questo punto li fa riaccomodare controvoglia nelle comode poltroncine del Primavisione. L’unica pecca della serata, ragazzi. All’una e mezza si deve fare rock’n’roll e non perdere quattro minuti per un pezzo che rende solo all’inizio del set.
C’è spazio per un omaggio ai Nirvana, nel decennale della morte di Kurt Cobain, il padre (?) del movimento, peccato che non vi siate lasciati cadere sulla batteria di Matteo, credo che avrebbe reagito mooolto violentemente.
Dopo una toccante Betterman, che Marco ha interpretato con molto coinvolgimento e che mi ha fatto provare molta invidia per chi è capace di scrivere certe cose e doppia invidia per chi riesce anche a suonarle, la serata del Primavisione si chiude con RVM, e finalmente anche Mike si lascia andare, ricamando qualche suono fuori dall’ordinario, come durante Alive, pezzi ideali per lasciar scorrere la mente sullo stacco strumentale finale, il suono esce fluido e c’è spazio per improvvisare.

di Carlo "lukin"

bugs paperBacks apre i battenti

Nella nostra continua, persistente e, a volte spesso, irrazionale voglia di far parlare di noi ecco questa nuova iniziativa: bugs Paperbacks. Per gli smanettoni del web (quelli, intendo, che si ingalluzziscono sputando acronimi come sentenze e giudizi a bit - categoria in cui parzialmente mi ritrovo) questo è solo un altro blog. Per gli altri o, comunque, per quelli che pongono più attenzione ai contenuti (categoria in cui parzialmente mi ritrovo) questa è, a tutti gli effetti, una fanZine.
Nelle intenzioni infatti dei bugs non c'è solo quello di suonare i pearl jam (per chi non lo sapesse, fosse finito qui per caso o chi si fosse distratto.. i bugs sono un tributo ai cinque di seattle), ma piuttosto la volontà di creare un gruppo di lavoro attorno ai pj, ovvero riunire gente che abbia voglia di scrivere qualunque cosa (oggi iniziamo col pubblicare la recenZ di carlo "lukin" del nostro concerto al primavisione) sia legato più o meno (di vincoli di fatto non ce ne sono) ai pearl jam. Di fatto è possibile, a mio avviso, prendere questo come un punto di partenza, una scusa per parlare anche d'altro, dalle nuove uscite discografiche, alle più vecchie e non solo,.. cheddire della letteratura o dell'arte in genere, delle realtà artistiche nostrane e così via.
Insomma quello che intendo è che qui, se vuoi collaborare con noi, avrai la possibilità di scrivere, ma se solo ti piace stare in disparte ad osservare allora qui trovi ciò che ho detto.

Questo è quanto,.. non mi perderò in altre chiacchere che già troppe ne ho spese e quindi vi saluto e vi invito a lasciare commenti agli articoli, costruttivi, però, d'acord?